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Copioni Familiari

Ti sei mai sorpreso a fare proprio quello che criticavi nei tuoi genitori?

"Non sarò mai come mia madre."

"Non voglio avere il carattere di mio padre."

Molte persone pronunciano frasi simili durante l'adolescenza o nei primi anni dell'età adulta. Poi passano gli anni. E un giorno, nel mezzo di una discussione con il partner, ci sentiamo dire esattamente la stessa frase che ci faceva infuriare quando eravamo bambini. Oppure ci accorgiamo di reagire a una situazione nello stesso modo che avevamo sempre criticato. In quel momento arriva una sensazione strana, come se qualcuno avesse acceso una luce su qualcosa che era sempre stato lì, ma che non avevamo mai visto davvero.

Non ereditiamo solo il colore degli occhi

Quando pensiamo all'eredità familiare immaginiamo spesso caratteristiche fisiche: il colore degli occhi, l'altezza, i tratti del viso. Ma esiste un'altra eredità molto più invisibile. È fatta di modi di comunicare, di affrontare i conflitti, di esprimere l'affetto, di gestire la rabbia e persino di parlare a noi stessi. Sono comportamenti che impariamo osservando. Fin dalla nascita il cervello assorbe continuamente informazioni dall'ambiente. I genitori e le figure di riferimento diventano i primi modelli da cui impariamo come funziona il mondo. Non attraverso lezioni teoriche, ma attraverso l'esperienza quotidiana.

I copioni che non vediamo

In psicologia si parla spesso di schemi, modelli relazionali o copioni. Sono modalità di comportamento che impariamo molto presto e che tendono a ripetersi automaticamente nel tempo. Se in famiglia i conflitti venivano evitati, potremmo imparare che è meglio tacere piuttosto che affrontare un problema.

Se l'affetto veniva espresso raramente, potremmo crescere pensando che mostrare vulnerabilità sia rischioso. Se siamo stati abituati a dover sempre dimostrare qualcosa per sentirci apprezzati, potremmo continuare a cercare approvazione anche da adulti. Questi schemi diventano la nostra normalità. E proprio perché ci sembrano normali, spesso non li vediamo.

L'effetto della familiarità

Uno dei motivi per cui ripetiamo certi comportamenti è che il cervello ama ciò che conosce. La familiarità viene spesso percepita come sicurezza, anche quando non è particolarmente funzionale. Per questo motivo possiamo ritrovarci a costruire relazioni che assomigliano, almeno in parte, a quelle vissute durante l'infanzia. Non le scegliamo consapevolmente, anzi il nostro sistema emotivo riconosce quei modelli come qualcosa di noto. Numerose ricerche nell'ambito della teoria dell'attaccamento hanno mostrato come le prime esperienze relazionali influenzino il modo in cui viviamo l'intimità, la fiducia e la vicinanza nelle relazioni adulte.

"Sono diventato proprio come loro"

Molte persone arrivano in terapia spaventate da questa scoperta. Pensano che ripetere alcuni comportamenti dei propri genitori significhi essere destinati a diventare uguali a loro. Ma non è così. Ripetere un modello non significa approvarlo, significa semplicemente averlo imparato. Nessuno nasce sapendo come gestire una discussione, esprimere un bisogno o costruire una relazione sana. Lo impariamo osservando chi ci cresce. E ciò che è stato appreso può essere modificato.

La differenza tra colpa e consapevolezza

Spesso quando riconosciamo un vecchio copione familiare reagiamo criticandoci. "Sto facendo lo stesso errore." "Sono esattamente come mia madre." "Non cambierò mai." In realtà la consapevolezza non dovrebbe essere una condanna. Dovrebbe essere un'opportunità, perché non possiamo modificare ciò che non vediamo. Ma nel momento in cui riconosciamo uno schema, smette di guidarci completamente nell'ombra.

Come si interrompe un copione?

Il primo passo non è cambiare, è osservare. Quando mi chiudo durante una discussione, dove ho imparato a farlo? Quando faccio fatica a chiedere aiuto, chi mi ha insegnato che dovevo cavarmela da solo? Quando rincorro continuamente l'approvazione degli altri, quale bisogno sto cercando di soddisfare? Le risposte non servono per trovare colpevoli, ma sono essenziali per comprendere, perché solo comprendendo la nostra storia possiamo smettere di esserne prigionieri.

Non siamo una fotocopia

La famiglia ci influenza profondamente, su questo ci sono pochi dubbi. Ma essere influenzati non significa essere determinati. Tra ciò che abbiamo imparato e ciò che scegliamo di diventare esiste uno spazio importante: è lo spazio della consapevolezza. Forse non possiamo cambiare il copione con cui abbiamo iniziato la nostra storia, ma possiamo decidere come continuare a scriverla. E spesso la libertà nasce dal guardarlo con onestà, comprenderlo e scegliere, ogni giorno, se portarlo con noi oppure lasciarlo andare.

© Dott.ssa Lisa Cerri. Riproduzione consentita solo previa autorizzazione e citazione della fonte.

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