
Vivere con la paura di stare male
S. ha diciotto anni e ama mangiare. Le piace la pizza con gli amici, gli aperitivi improvvisati, le cene lunghe che finiscono a ridere. O almeno, le piacevano. Da qualche tempo, però, ogni pasto è diventato una trattativa. Mangia poco. Mangia lentamente. Evita certi cibi. Evita certi posti. Non perché non abbia fame, ma perché ha paura. Paura di vomitare.
Quando esce con gli amici controlla continuamente il corpo: lo stomaco, la gola, il respiro. Se sente anche solo una lieve nausea, l’ansia sale rapidamente. Il pensiero è immediato, catastrofico: “E se stessi per stare male?” A quel punto non c’è più spazio per il piacere, per la compagnia, per la spensieratezza.
C’è solo il bisogno urgente di tornare in un luogo “sicuro”.
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La paura della nausea che diventa paura della vita
L’emetofobia è la paura intensa e persistente di vomitare o di vedere qualcun altro farlo. Non riguarda solo l’atto in sé, ma tutto ciò che potrebbe avvicinarvisi: il cibo, i luoghi affollati, le uscite, il sentirsi “fuori controllo”. Nel caso di S., il problema non è lo stomaco. È l’interpretazione di ogni sensazione corporea.
Una lieve nausea — comune, normale, spesso passeggera — viene vissuta come un segnale di pericolo imminente. Il corpo si attiva, l’ansia aumenta, e l’ansia stessa intensifica la nausea. Si crea così un circolo vizioso:
sensazione → paura → controllo → ansia → aumento della sensazione.
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Quando evitare sembra proteggere (ma non lo fa)
Per stare meglio, S. ha iniziato a evitare:
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pasti abbondanti
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cibi “rischiosi”
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uscite lontane da casa
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situazioni in cui non potrebbe “scappare” facilmente
All’inizio l’evitamento funziona: l’ansia cala. Ma col tempo la vita si restringe. E ciò che doveva proteggere finisce per togliere spazio, libertà, piacere.
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Come funziona l’emetofobia
L’emetofobia non è una paura irrazionale “da eliminare”. È una risposta appresa, che il corpo e la mente mettono in atto per sentirsi al sicuro. Il problema è che il sistema di allarme diventa ipersensibile e reagisce anche in assenza di un reale pericolo. La nausea, in questi casi, non è il nemico. È il messaggero.
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Alcuni spunti per iniziare a lavorarci
Senza forzature, ma con gradualità:
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Riconoscere il ruolo dell’ansia
Capire che l’ansia può causare (o amplificare) la nausea cambia il modo di leggerla. -
Ridurre il controllo costante del corpo
Monitorarsi continuamente mantiene il sistema in allarme. -
Normalizzare le sensazioni fisiche
Avere nausea non significa automaticamente stare per vomitare. -
Esporsi in modo graduale
Tornare lentamente alle situazioni evitate, con supporto, riduce la paura nel tempo. -
Chiedere aiuto
Quando la paura inizia a limitare la vita, non è più “solo una fase”. -
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In terapia
Con S. il lavoro non è stato convincerla che non vomiterà mai. È stato aiutarla a tollerare l’incertezza, a fidarsi del proprio corpo e a non lasciare che la paura decidesse al posto suo. L’obiettivo non è eliminare ogni fastidio, ma tornare a vivere anche nonostante il fastidio.
Se leggendo questa storia ti sei riconosciuto/a, o senti che la paura di stare male sta limitando la tua vita, puoi prenotare una consulenza e iniziare a lavorarci in uno spazio sicuro e non giudicante.



