
Qualcuno ha detto ansia?
B. ha quindici anni e un corpo che sembra sempre sul punto di tradirlo.
La mattina, prima di andare a scuola, passa spesso dal bagno. A volte vomita. Altre volte ha forti crampi, dissenteria, nausea. Non perché stia male. Ma perché ha paura. B. ha paura di parlare in classe. Di essere interrogato. Di sbagliare davanti ai professori. Di deludere chi, ai suoi occhi, “sa di più”, “vale di più”, “ha potere”. Davanti agli adulti che rappresentano un’autorità, B. si sente piccolo. Ogni sguardo sembra un giudizio. Ogni silenzio una condanna. Così il corpo reagisce prima ancora che la mente possa rassicurarlo.
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Quando l’ansia non resta solo nella testa
L’ansia non è solo un pensiero. È una risposta del corpo a una minaccia percepita. Nel caso di B., la minaccia non è reale (nessun pericolo concreto), ma per il suo sistema nervoso lo è eccome. Il corpo entra in modalità allarme:
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accelera
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si tende
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cerca una via di fuga
E l’intestino, che è strettamente collegato al sistema nervoso, diventa uno dei primi canali di sfogo. Vomito, nausea, dissenteria non sono “capricci” né esagerazioni. Sono il modo in cui il corpo dice: “È troppo”.
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La paura del giudizio
Molti adolescenti con ansia intensa condividono un nucleo comune: “Se sbaglio, perdo valore.” Il giudizio dell’altro (soprattutto di chi ha un ruolo superiore) viene vissuto come definitivo, schiacciante. Non come una valutazione, ma come una sentenza.
Per questo l’ansia aumenta proprio:
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a scuola
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durante interrogazioni o verifiche
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davanti a figure autorevoli
E più B. cerca di controllarla, più l’ansia prende spazio.
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Come funziona l’ansia (in breve)
L’ansia:
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anticipa un pericolo
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chiede controllo
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spinge all’evitamento
Ma l’evitamento, nel tempo, la rafforza. Se scappo, il mio cervello impara che avevo ragione ad avere paura.
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Alcuni spunti per iniziare a gestirla
Non soluzioni magiche, ma primi passi possibili:
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Dare un nome all’ansia
Capire che “sto provando ansia” è diverso da “c’è qualcosa che non va in me”. -
Ascoltare il corpo, non combatterlo
Forzarsi a “stare bene” aumenta lo scontro interno. L’ansia si riduce quando viene accolta, non sfidata. -
Ridimensionare il giudizio
Gli adulti autorevoli non sono infallibili. Il loro giudizio non definisce il valore di una persona. -
Esporsi gradualmente
Evitare tutto sembra protettivo, ma nel lungo periodo restringe la vita. -
Chiedere aiuto. Quando l’ansia inizia a somatizzare, è un segnale chiaro: non va ignorata.
In terapia
Con B. il lavoro non è stato “eliminare l’ansia”.
È stato aiutarlo a:
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riconoscerla
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capirne il linguaggio
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costruire risposte più gentili verso se stesso
Quando l’ansia smette di essere un nemico, perde parte del suo potere.
Se leggendo questa storia ti sei riconosciuto/a, o riconosci qualcuno che ami, puoi prenotare una consulenza: a volte basta uno spazio giusto per iniziare a fare ordine.



