
Disturbo bipolare e accettazione della diagnosi
​
G. ha quarant’anni e un lavoro che le piace, amici che la stimano, una famiglia che la sostiene. Eppure, da quando le è stata diagnosticata una condizione bipolare, sente una frattura dentro di sé, come se una parte di lei fosse diventata “strana” o fuori controllo.
All’inizio non voleva parlarne con nessuno. Temeva lo stigma, il giudizio, e soprattutto non voleva sentirsi diversa. Ogni volta che pensava alla diagnosi, sentiva un nodo alla gola e un senso di resistenza, come se ammettere la realtà fosse tradire ciò che pensava di sé.
​
La diagnosi e la fatica ad accettarla
Il disturbo bipolare spesso viene frainteso, e questo aumenta la difficoltà di accettazione. G. temeva di avere una “personalità doppia”, come dicono molti per errori o luoghi comuni. Ma il disturbo bipolare non significa avere due identità. Significa avere variazioni dell’umore che possono essere intense e talvolta difficili da gestire, ma che non cancellano chi siamo.
Per G., capire questa differenza è stato un primo passo importante: non è “una parte cattiva” e non è “un’altra persona”. È semplicemente la sua mente che ha bisogno di attenzioni diverse in certi momenti.
​
Normalizzare e accettare
Accettare una diagnosi non significa rassegnarsi. Significa riconoscere una parte di sé, darle un nome, e imparare a vivere in modo più sereno con essa. Significa anche liberarsi dal senso di colpa o dal giudizio interno.
Per G., questo ha voluto dire iniziare a:
-
informarsi sul disturbo bipolare senza sensazionalismi
-
riconoscere i propri cicli di umore senza sentirsi “sbagliata”
-
cercare strategie pratiche per affrontare i momenti più difficili
-
parlare con persone fidate e con lo psicologo di ciò che sente
​​
Alcuni spunti per lavorarci
-
Dare un nome e una spiegazione: comprendere il disturbo aiuta a ridurre l’ansia e il senso di incertezza.
-
Distinguere sé dal disturbo: io non sono il disturbo, il disturbo fa parte di me.
-
Routine e strumenti di auto-cura: sonno regolare, attività fisica, monitoraggio dell’umore e supporto psicologico.
-
Accettare senza giudicare: la normalizzazione parte dal riconoscere che avere un disturbo mentale non rende nessuno “meno normale” o “difettoso”.
In conclusione
G. sta imparando a convivere con il disturbo bipolare, a vedere sé stessa come una persona completa, con sfide ma anche con risorse. L’accettazione non cancella le difficoltà, ma riduce la lotta interna e apre spazio alla cura e al benessere.
Se leggendo questa storia ti sei riconosciuto/a o senti che stai affrontando qualcosa di simile, puoi prenotare una consulenza e iniziare a lavorarci in uno spazio sicuro e non giudicante.



