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Image by Uday Mittal

“Non so cosa fare della mia vita”

T. ha ventun anni. Arriva in studio con una frase che dice tutto e niente insieme: “Non so cosa fare della mia vita.”

Non è disperato. Non è depresso. È bloccato.

Ha iniziato l’università, poi l’ha mollata. Ha pensato di lavorare, ma “senza una direzione ha poco senso”. Guarda gli altri andare avanti e sente di essere rimasto indietro, anche se non sa bene rispetto a cosa. La sensazione che descrive più spesso è questa: confusione mescolata a paura.

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La fragilità dei ventenni di oggi

Quella che T. sta attraversando non è pigrizia, né mancanza di ambizione.
È una crisi evolutiva. I vent’anni sono l’età delle scelte importanti, ma oggi queste scelte arrivano in un contesto che rende tutto più difficile:

  • troppe possibilità

  • poche certezze

  • un confronto costante (e spesso impietoso) con gli altri

  • aspettative alte, interne ed esterne

 

A vent’anni si dovrebbe “capire chi si è”. Peccato che nessuno insegni come farlo.

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La crisi evolutiva: quando il vecchio non basta più, ma il nuovo non c’è ancora

La crisi evolutiva nasce quando:

  • ciò che eri fino a ieri non ti rappresenta più

  • ma ciò che diventerai non è ancora chiaro

 

È una fase di passaggio. E come tutti i passaggi, è instabile, scomoda, ansiogena. T. non ha “un problema”. Ha una domanda enorme, che spesso suona così: “E se scegliessi sbagliato?” Il timore di sbagliare paralizza. Così si resta fermi, aspettando una sicurezza che non arriverà mai prima dell’azione.

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Alcuni segnali tipici di questa fase

Molti ventenni arrivano in terapia con:

  • difficoltà a prendere decisioni

  • senso di inadeguatezza rispetto ai coetanei

  • paura di deludere le aspettative

  • alternanza tra grandi sogni e totale sfiducia

  • l’idea di essere “in ritardo”

 

Spoiler: non lo sono.

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Da dove si può iniziare

Il lavoro con T. non è stato “decidere cosa fare”. È stato imparare a tollerare il non sapere.

 

Alcuni punti chiave:

  • distinguere ciò che desidera davvero da ciò che “dovrebbe” desiderare

  • ridimensionare l’idea della scelta perfetta

  • capire che il futuro non si trova: si costruisce

  • accettare che sbagliare non è fallire, ma fare esperienza

 

 La direzione spesso arriva camminando, non prima.

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In conclusione

A vent’anni sentirsi persi non è un segnale di fragilità patologica. È spesso il segno che qualcosa dentro sta cercando di prendere forma. Se questa storia ti somiglia, sappi che non sei solo e che non c’è nulla di rotto da aggiustare, ma molto da comprendere.

 

Se senti il bisogno di fare chiarezza su lavoro, studio o futuro, puoi contattarmi e iniziare a dare spazio alle tue domande, senza fretta e senza giudizio.

© 2023 Designed by Dott.ssa Lisa Cerri

|  Psicologa regolarmente iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia  |  via Monticelli 1G, 25080 Soiano del Lago (Bs)  |  Tel. +393335947668

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